L’importo dell’assegno di mantenimento che si versa in favore del coniuge e del/i figlio/i si rimodula annualmente secondo gli indici ISTAT, in maniera automatica e indipendente dal patto sancito in termini di separazione o di divorzio.

Nel caso in cui non sia stato previsto dai rispettivi coniugi nel momento degli accordi stabiliti, oppure nel caso in cui non sia stato stabilito dal giudice con una sentenza, chi percepisce l’assegno di mantenimento ha diritto a rivalutare ogni anno l’importo secondo gli indici ISTAT.

L’adeguamento dell’assegno di mantenimento è un autentico obbligo stabilito dalla legge sul divorzio, che viene applicato anche nell’ambito della separazione. Il suo scopo è quello di adeguare l’importo dell’assegno, che spetta al coniuge più debole a livello economico e ai figli, all’incremento o alla diminuzione del costo medio della vita, per poter in tal senso tutelarne il potere d’acquisto.

Se non si applica la rivalutazione, il beneficiario dell’assegno può richiedere gli arretrati e i corrispettivi interessi maturati sugli importi non versati, riguardo i cinque anni precedenti. Per avviare la pratica di inadempienza potrà avvalersi dell’ausilio di un avvocato, ma per evitare questo inconveniente la soluzione migliore è quella di accordarsi sulla base di un patto fatto di comune accordo per permettere a chi è inadempiente di pagare direttamente.

Nel caso in cui non si raggiungesse questo accordo, allora si dovrà stabilire con il proprio avvocato come ovviare al problema.

Quando richiedere l’adeguamento dell’assegno di mantenimento

L’adeguamento va eseguito necessariamente perché è fondamentale che l’importo dell’assegno di mantenimento, spettante ai figli e/o al coniuge, venga rimodulato ogni anno sulla base degli indici ISTAT. La cosa importante da sapere è che, indipendentemente da ciò che è stato stabilito negli accordi di separazione o di divorzio, l’adeguamento ISTAT, previsto per legge, è da fare obbligatoriamente.

La rivalutazione dell’assegno ha un doppio scopo: quello di adeguare il suo valore ad un parametro che considera il costo medio della vita (cioè il prezzo medio che caratterizza un determinato bene, il quale solitamente contraddistinguono il consumatore medio) e lo scopo di mantenere il potere d’acquisto dell’assegno.

L’adeguamento di questo assegno è sancito dalla legge, quindi nel caso in cui il coniuge al quale spetta versarlo non ha provveduto a far calcolare il nuovo importo, secondo gli indici ISTAT, continuando a versare sempre la stessa somma, si troverà in difetto e dovrà opportunamente rimediare provvedendo a far ricalcolare la cifra.

Per non applicare l’adeguamento secondo i codici ISTAT all’assegno di mantenimento, questo dovrà essere specificato espressamente nella sentenza di divorzio o separazione, motivando la suddetta esclusione. La Corte di Cassazione stabilisce che la definizione dell’assegno di mantenimento non è una cosa solo fine a sé stessa, bensì risulta importante perché è unita al potere d’acquisto che va sempre mantenuto. Questa cosa è necessaria per dare la garanzia a coloro che ne beneficiano, di ricevere un contributo periodico e preciso in ragione della reale situazione di vita, quindi un importo che sia aggiornato di volta in volta.

In tal senso, colui o colei che deve versare l’assegno di mantenimento deve fornire la somma dovuta alla rivalutazione ISTAT anche nel caso in cui questa condizione non sia espressamente indicata, tale eccezione è concessa solo nel preciso caso in cui il giudice l’abbia escluso nel momento della sentenza.

Il calcolo pratico dell’adeguamento dell’assegno di mantenimento

Questa rivalutazione si calcola considerando l’indice FOI, ossia l'”indice dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in maniera periodica e sul sito dell’ISTAT. Siccome si tratta di un obbligo di legge (“la legge n.898 del 1° dicembre del 1970 nell’articolo 5, comma 7”) va assolutamente rispettato.

Questo calcolo si avvia considerando l’indice di variazione FOI, facendo riferimento al mese del primo pagamento del precedente anno dell’assegno di mantenimento stabilito dal tribunale, attribuendo la rispettiva percentuale alla quota di mantenimento stabilita dal giudice. Tutto ciò per avere il corrispettivo aumento.

La nuova somma costituirà l’importo sul quale far valere l’indice di FOI l’anno a seguire per avere il nuovo adeguamento, e ogni volta andrà fatto lo stesso ragionamento per avere il nuovo importo.